È il 16 ottobre del 1943.

Ancona viene colpita a morte dai bombardamenti delle truppe alleate.

Il porto rappresenta il bersaglio principale. Il luogo dell'economia cittadina da più di duemila anni, il cuore della società anconetana.

A quel primo bombardamento ne seguiranno altri che raderanno al suolo interi quartieri come quello del Guasco, di San Pietro, della Palombella, di corso Carlo Alberto e piazza d'Armi. Come un tarlo insaziabile le bombe mangeranno per mesi chiese millenarie, palazzi nobiliari, conventi, monumenti e tante case cresciute come funghi attorno al porto. Un porto da cui sempre è venuta la prosperità, il lavoro, la conoscenza e la cultura.

Ora, e mai come ora, quel porto è la causa del più grande dolore che Ancona abbia sopportato nel tempo.

Un dolore che vede la sua gente scappare tra le macerie fumanti e altra restare per cercare chi sotto le bombe ha perso la vita. Mesi duri che vedono il passaggio dalla guerra alla pace. Un inverno freddo come non mai che restituisce con l'estate la città liberata agli anconetani.

Ancona è allo stremo nel suo impianto e nella sua gente. La grande ferita che sino a quel momento ha fatto dimenticare il dolore è ancora aperta e per rimarginarsi serve una grande forza. Gli anconetani iniziano un periodo nuovo della loro esistenza con il cuore ferito ma con il sorriso sulle labbra. Un sorriso che tante foto ci ripropongono e che stanno a significare non incoscienza ma forza di volontà. Una forza che l'amministrazione comunale e tutta la popolazione mettono in mostra in quel periodo, da tutti chiamato "ricostruzione".

Un momento della vita del Paese e che ha alla sua base la voglia di dimenticare, prima di tutto, di migliorarsi, di raggiungere gli altri paesi europei da tempo distaccati a ritroso, di cercare nuove forme di edilizia, nuove tecnologie, agi dopo tanta sofferenza.

L'America, gli Stati Uniti, sono l'esempio da seguire. Portatori di libertà e di pace conquistano l'animo degli italiani per tutte quelle scoperte, quegli obiettivi, quei lussi che loro avevano potuto raggiungere perché distanti dalla distruzione della guerra.

A questo periodo, che anche la storia anconetana ha vissuto intensamente, il Vecchio Faro dedica un incontro.

Si terrà il prossimo 6 maggio, al teatro Sperimentale, alle ore 16.30 e sarà aperto da Davide Barigelli, Presidente della Prima circoscrizione.

Ad organizzarlo è stato Francesco Nagni, anima del vecchio Faro, ed il neo Presidente Don Paolo Sconocchini. L'incontro come è nella consuetudine dell'associazione sarà animato dagli interventi di Carlo Ceccati e Sandro Censi. Grazie alla ricerca che ha fatto Censi si potranno vedere le immagini di Ancona distrutta e di Ancona rinata. Le voci di Peppe e Severina faranno rivivere le parole di quegli anni attraverso aneddoti e racconti dialettali. A Claudio Desideri il compito di coordinare l'evento che rappresenta un momento unico per chi vive ad Ancona da più di cinquant'anni ma anche per chi, più giovane, desidera conoscere la sua città e vedere come è cresciuta, in che modo è risorta dopo la guerra e soprattutto come gli anconetani hanno vissuto quel momento.

Claudio Desideri

Ancona nel dopoguerra

 

Introduce

Davide Barigelli, Presidente 1^ Circoscrizione

Con

Sandro Censi, Carlo Ceccati, Claudio Desideri

Peppe e Severina

Teatro Sperimentale

Domenica 6 maggio 2007, ore 16,30

Ingresso libero

 

Immagini dello spettacolo