ANCONA ITALIANA  -  La città dopo il 29 settembre 1860

Domenica 10 Ottobre 2010  -  Teatro Sperimentale

 

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“Le vaste banchine, che circondavano il bacino del porto, non esistevano. Il mare batteva sotto il muraglione che andava da Porta Pia alla Banca d’Italia e lungo tutta la mura castellana che giunge a San Primiano era un ristrettissimo moletto largo appena tre metri; innanzi ad ogni portella questo moletto sporgeva alquanto formando un piazzaletto ad angolo ottuso, dove si ormeggiavano barche e battelli.” Ancona è così dipinta da Enea Costantini nel suo libro sull’occupazione austriaca della città nell’ottocento e così era quando i Piemontesi il 29 settembre del 1860 la conquistarono unendola al resto del Regno d’Italia.

     Alle cinque del pomeriggio di quel giorno il reggimento granatieri entrava da Porta Calamo in una Ancona che da diverse ore era avvolta nel tricolore. Non c’era palazzo o via senza bandiera e chi non ne possedeva aveva messo coperte e teli rosso verdi alle finestre.

     Dopo quel giorno Ancona non fu più la stessa, un libro si chiedeva e un altro, dalle pagine ancora bianche, si apriva. A cambiare non furono solo leggi, abitudini, economia ma anche strade, palazzi e fortificazioni. I Piemontesi avevano deciso che Ancona sarebbe divenuta il centro più rilevante dell’Adriatico centrale e su di essa investirono con determinazione. Furono costruiti palazzi di rappresentanza, nuove cinte di difesa, vie e piazze adeguate a quello che doveva divenire il capoluogo più importante delle Marche.

    A questo quadro dell’Ancona di fine ottocento è dedicato l’incontro che il Vecchio Faro ha organizzato per domenica 10 ottobre prossimo, alle ore 16,30, allo Sperimentale. Un appuntamento che vede proseguire il dovere di un’associazione culturale che da decenni dedica il suo esclusivo impegno a portare all’attenzione degli anconitani la storia e le tradizioni della città.

    Durante l’incontro, voluto dal Presidente del Vecchio Faro Don Paolo Sconocchini e da Francesco Nagni, che da sempre è l’anima dell’Associazione, saranno proiettate le immagini che Sandro Censi, responsabile dell’Archivio fotografico della città, ha ricercato e che ci mostreranno Ancora com’era in quegli anni di nuova e grande espansione urbanistica. Antonio Luccarini ci parlerà della storia e della società dell’epoca contraddistinta da un nuovo e forte spirito liberale e rivoluzionario mentre Claudio Bruschi illustrerà le fortificazioni poste a difesa della città. A presentare l’evento ci sarà la voce inconfondibile di Carlo Ceccati mentre quella in vernacolo di Giuseppe Bartolucci declamerà alcuni versi del dialetto anconitano. All’appuntamento sarà presente anche Terenzio Montesi che leggerà, con la sua insuperabile maestria, brani legati agli avvenimenti del 1860. Un’insieme di immagini e racconti che consentiranno di guardare attraverso il binocolo del tempo per scoprire le vicende e le sorti di un’Ancona che si apriva alla modernità dei tempi. Sarà come avventurarsi in un racconto emozionante di cui si conosce già l’epilogo, l’Ancona di oggi, ma di cui non tutti conoscono gli sviluppi, gli aneddoti, le storie.

Claudio Desideri

 


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