Ad Ancona

 

Sulla falsariga della poesia di G. Leopardi All'Italia


O Ancona mia, vedo le mura e gli archi

L’ arco Traiano porta Pia, la Cittadella

La torre del vecchio faro spenta

Opere degli avi nostri,

Ma il tuo orgoglio non vedo.

 Non vedo la dignità la fierezza ond’eran pieni

I nostri padri antichi. Ora sei stanca apatica

Smunta mostri tutta la tua tristezza.

Quanti palazzi  incompiuti e cadenti mostri.

Quante ferite hai ricevuto sul tuo suolo.

O bellissima città baciata dal doppio mare

Dai tramonti dorati, chi ti ridusse tale ?

Le guerre i terremoti le frane ? Oppure gli uomini ?

E quel che e’ peggio nessuno si cura di te.

Nessuno più ti ama.

Dove sono i tuoi figli ? Quelli veri.

Discendenti da Giovanni Da Chio   dal vegliardo console,

Che infiammò gli Anconetani a resistere al Barbarossa.

Uomini coraggiosi da offrire  il petto come Antonio Elia.

Dove sono le figlie di Stamura, fiere e belle

Che furon di grande sostegno agli assediati

Sin da offrire le ultime stille di latte dei loro seni.

Ora nessun pugna per te ? Non ti difende

Nessun de’ tuoi?  Ah se avessi la gioventù la forza

Io solo  combatterei, e cadrei sol io.

Si da infondere nei petti Anconetani l amor per te.

Dove sono i discendenti della repubblica marinara ?

Siedon ancora al Palazzo degli anziani ?

No. non sono quelli ,altri sono

Non tutti anconetani, da altre terre venuti

Pronti ad insediarsi negli scanni e per essi a battagliar .

E nessuno pensa a te Ancona mia,

Altri sono gli interessi , altri sono i giochi.

Resisterà ancora la tua corona di capoluogo ?

 O presto ti porteranno via anche quella ?

Resisti  Ancona mia chiama a raccolta i tuoi.

Scaccia, scaccia  chi trama contro di te.

E il popolo possa dire con  futura fierezza

 

Beatissimi voi,

Ch’offriste il petto alle nemiche lance

Per amor di costei ch’al Sol vi diede.

 Cosi come sta scritto sul monumento al passetto .

Ah il passetto l’aquila bianca

Che sull’ Adriatico mar si specchia.

Gloria e vanto degli anconetani.

Anch’esso maltrattato sporco e in ruina

Piange la sua beltà perduta.

Come piange il Guasco colle

Invaso di erbe e alberi incolti

Sin da coprire la beltà del Duomo.

Animo fratelli anconetani, animo

Riunitevi sotto il gonfalon rosso dorato

E come un sol uomo chiedete urlando

Agli amministrator pagati dai figli tuoi

Lavorate per Ancona lavorate !!!

Tutti lavorate.

 

ad Ancona


di Carlo Ceccati

agosto 2011